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Quel Maggio al principio tra la gente aveva un passo timido.
Era l'ora matura prima del tramonto,
quando nel vento crepitavano i gridi delle rondini.
Lo seppi per caso: un corsivo in quel foglio di giornale.
Ormai stinto il neretto di nome e cognome.
Non mi colpì la qualità degli attimi seguenti, nessuna
sensazione forma ombra che portasse il peso arcano
dell'assenza. Ripresero gli andirivieni lieti
mentre la luce scendeva di tono, come una melodia.
Un nome e un cognome, tanto tempo fa caldi
di vita e voce; sotto quel cielo stanco risacca nebbiosa. Eppure fu. Guardavo intorno, - quanta sabbia ancora
scorrerà nella clessidra, per me, per tutto
ciò che attrae i miei occhi? Quasi non mi vergognai
di non sentirli umidi, non essermi scoperto
più vulnerabile e solo neppure dentro
quel silenzio improvviso, vuoto, tradito:
appena dopo avere letto e saputo.